Un emendamento al Decreto-legge Rilancio prevederebbe, oltre all’infermiere di famiglia, anche la figura del farmacista di famiglia pagato per numero di assistiti in carico e scelto dal cittadino

“La pandemia di Covid-19 che ha investito l’Italia ha messo in risalto la carente struttura sanitaria territoriale del nostro Paese. La prima linea di difesa contro il virus (i medici di famiglia, ndr) non ha retto quasi da nessuna parte e gli ospedali sono stati investiti da un’onda d’urto che in alcune aree ha provocato il collasso del sistema sanitario”. Queste parole accompagnano l’emendamento al Decreto-legge Rilancio che il Movimento 5 Stelle starebbe presentando in Senato, istitutivo – con l’infermiere di famiglia – del farmacista di famiglia, pagato per numero di assistiti in carico: ogni italiano lo potrà scegliere all’Asl al pari del medico curante. Il testo, che circola in canali social dei medici di famiglia, è uno dei 10 mila emendamenti attesi alle camere sul decreto da convertire in legge entro metà luglio. 

Infermiere di famiglia nelle Usca. Ma serve nuova figura di supporto

Prende le mosse dall’introduzione dell’infermiere di famiglia, che si ravvisa all’articolo 1 comma 5 del decreto vigente quando si introduce l'”infermiere di famiglia o comunità” nelle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) preposte a visitare a casa i pazienti Covid, si specifica che ne servono 8 ogni 50 mila abitanti, si disegna per il 2020 una remunerazione a contratto autonomo di 30 euro all’ora e si ventila per il 2021 l’assunzione a tempo indeterminato.
A sua volta, l’infermiere di famiglia è al centro di varie proposte di legge: antesignana è la bozza a prima firma del senatore Gaspare Marinello, M5S, presentata un anno fa. Il nuovo emendamento si riferisce al comma 5 dell’articolo 1 introducendo due articoli successivi, il 5 bis per l’infermiere di famiglia e il 5 ter per il farmacista. La premessa è identica: nel 2030 gli over 75 saranno il doppio del 2000, pari a quasi il 15% della popolazione italiana, esploderanno i bisogni assistenziali, e i medici di famiglia, già depotenziati, perderanno 26 mila effettivi per pensionamento e solo 11 mila “giovani” li rimpiazzeranno. Gli infermieri prenderanno in carico giocoforza gli interventi assistenziali, chiederanno consulenze specialistiche, guideranno l’attività degli operatori sociosanitari e faranno educazione sanitaria a pazienti e famiglie, anche servendosi di strumenti di tele-monitoraggio. Ma serve altro. In base a uno studio della Società italiana di medicina generale Simg, il 55% dei medici di famiglia lavora da solo e perde il 40% del tempo in burocrazia, mentre il 35% dei malati cronici non segue la terapia assegnata. Per arginare boom di ricoveri, mortalità e spesa sanitaria urge “una nuova figura di supporto”. 

Farmacista di famiglia scelto dal cittadino all’Asl

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Il farmacista di famiglia, scelto dal cittadino all’Asl, prenderebbe in carico le terapie assegnate ai pazienti deospedalizzati e ai malati cronici valutando l’aderenza del paziente alle cure e offrirebbe “prestazioni analitiche di prima istanza, come telemedicina e campagne di screening, interagendo col medico di famiglia”. Inoltre, accederebbe “alla piattaforma della Regione, con le stesse credenziali di cui godono i medici di base”: sarebbe un “anello di congiunzione tra il medico curante, il servizio ospedaliero e il cittadino”. La premessa cita una statistica Assofarm secondo cui già oggi ogni farmacista, incluso il titolare, dedica in media due ore giornaliere di lavoro a consulenza e informazione gratuita all’utente. Garantendo un calo significativo dei ricoveri e una prevenzione adeguata, si potrebbero abbattere i costi del 30% e “il medico di famiglia avrebbe più tempo per prendere in carico un maggior numero di pazienti”. Come in Belgio, “dove il farmacista si è emancipato da venditore di prodotto-farmaco a consulente al paziente, la nuova figura darebbe sbocco professionale ai neolaureati in farmacia e offrirebbe chance di lavoro “ai tanti farmacisti disoccupati”.

Formazione e regole per dipendenti e titolari

Per essere farmacisti di famiglia bisognerà aver partecipato a un corso di formazione regionale ed essere “dipendenti di una farmacia, proprietari di farmacia senza dipendenti, o farmacisti iscritti all’albo non dipendenti né proprietari”. Un farmacista proprietario o dipendente prenderebbe in carico massimo 750 pazienti; negli altri casi potrebbe arrivare a 1.500. Per ogni assistito al farmacista di famiglia si prevede un euro al mese, erogato dall’Asl. Lo stipendio aggiuntivo dei dipendenti non dovrà incidere negativamente in nessun modo sullo stipendio già ricevuto. I titolari di più di due farmacie potrebbero ospitare al massimo un farmacista di famiglia, gli altri potrebbero avere anche tutti i dipendenti farmacisti di famiglia, ma al massimo un collaboratore esterno farmacista di famiglia. Le farmacie comunali potranno avere tutti i dipendenti farmacisti di famiglia più un numero indefinito di farmacisti di famiglia esterni, non dipendenti. Orari e turni del farmacista di famiglia non dipendente saranno stabiliti dalla Asl e non dalla farmacia. Un proprietario di farmacia che licenzi un dipendente non potrà prendere in carico nessun farmacista unicamente di famiglia per due anni. I costi a carico del Ssn “saranno ampiamente coperti dai risparmi generali che ne deriveranno”. Con l’introduzione del farmacista di famiglia, “si cercherà di riequilibrare il mondo della vendita al dettaglio dei farmaci, al momento sempre più dominato da multinazionali o da catene di farmacie, a scapito dei piccoli tradizionali farmacisti e delle farmacie comunali”.

Data: 10giugno 2020

Fonte: http://www.farmacista33.it/farmacista-di-famiglia-con-dl-rilancio-ipotesi-di-nuova-figura-professionale/politica-e-sanita/news–53435.html

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